Ipotesi
senza senso 2:
La
vendetta
Un
confronto tra
il nostro articolo
del 6 Aprile
e un articolo del
26 giugno del
Sole 24 Ore
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Ipotesi
senza senso 2: La vendetta...
Chi
si ricorda il numero
2 del 6 di aprile? Questa volta ci limitiamo a confrontare due
interventi di cui il primo è quello citato ed il secondo, a firma
di Galimberti, si trova sulla terza pagina del Sole 24 Ore del giorno
26/6/2001.
Il nostro articolo, intitolato "Ipotesi senza senso", diceva: "Non si
crede più alla new economy e, ciò che è peggio, nemmeno alla old economy.
A giugno o luglio, almeno si spera, avremo un altro governo, di centro
sinistra o di centro destra poco importa. Oggi, però, viviamo in un periodo
di instabilità nei punti di riferimento politici. Di conseguenza, i punti
di svolta si allontanano. Abbiamo descritto due situazioni abbastanza
dissimili, come si vede. Il pericolo (dimostratosi effettivo nel '93-'94,
potenziale oggi) è però ancora lo stesso: la stagflazione. Se l'economia
europea non crescerà, come è stato previsto, del 2,5% circa, cosa potrà
succedere? Per l'Italia la crescita reale sarà superiore o inferiore alla
media della "zona Euro"? In ogni caso, che valore potrà avere una potenziale
crescita del 3% se il sistema creditizio non la sosterrà a livello microeconomico?"
Dal canto suo, Fabrizio Galimberti, in principio dell'articolo che ha
per titolo "Saper riconoscere l'inflazione buona da quella cattiva", dice:
"In una poco nobile gara, l'inflazione europea ha agguantato quella americana,
issandosi sopra al 3% per i prezzi al consumo. E tutto questo in uno scorcio
d'anno in cui le due economie rallentano bruscamente, fino a far temere
a molti una recessione, o - la parola sembrava tramontata - una 'stagflazione',
cioè lo sconsolante 'paso doble' della recessione e dell'inflazione."
Chi può, recuperi l'intero intervento di Galimberti: è molto interessante.
Chi vuole, recuperi anche il nostro articolo, clikkando
qui. Così, per confronto...
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Gli
indici
di bilancio
Iniziamo
una
rassegna dei
principali indicatori
numerici per
interpretare i
bilanci
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Gli indici di bilancio
Iniziamo, con questo numero, una rassegna dei principali indicatori numerici
per interpretare i bilanci.
Più volte, su questo foglio, abbiamo avuto modo di parlare di bilanci
equilibrati, di istruttorie di affidamento che si basano sull'analisi
dei bilanci delle aziende richiedenti, eccetera. Non abbiamo mai, tuttavia,
approfondito le premesse: ebbene, lo facciamo ora.
Diamo, però, l'avvertenza che ogni indice che sarà proposto trova una
sua utilità solo se è correttamente calcolato e correlato a tutto il sistema
degli indicatori di bilancio. Il sistema logico degli indici di bilancio
è costruito con l'assemblaggio di una serie di rapporti numerici tra diverse
voci dell'attivo e passivo patrimoniali e del conto economico.
Per poter calcolare gli indici è necessario, prima, esporre i dati numerici
delle scritture contabili seguendo certi particolari criteri.
Per lo stato patrimoniale il criterio che seguiremo è quello della esposizione
dei dati in ordine di liquidità decrescente.
La prima voce dell'attivo, allora, sarà quella delle giacenze di cassa;
l'ultima, quella delle immobilizzazioni. Al passivo, l'ordinamento inizierà
con i debiti verso banche, terminando con i mezzi propri.
Anche il conto economico verrà rielaborato per consentire di evidenziare
la formazione progressiva di alcuni margini significativi: il valore aggiunto,
il margine operativo lordo, il risultato operativo, l'utile ante imposte
e l'utile finale di esercizio.
Con il prossimo numero inizieremo a entrare nel vivo dell'argomento...
Dr.
Damiano Pizzini - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
damiano.pizzini@euroimpresacons.it
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BTC:
Business
To Consumer,
quali difficoltà?
Quali
difficoltà
è ragionevole
aspettarsi nel
commercio elettronico
verso il consumatore
finale?
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BTC: Business To Consumer, quali difficoltà?
Con il termine di "e-commerce", commercio elettronico, ci si riferisce,
in linea generale, alle vendite via Web e le distinzioni e le categorizzazioni
possibili sono molteplici.
Nelle brevi note odierne, desidero fare alcune riflessioni (ovvie, forse,
ma di notevole importanza pratica) sulle due categorie di e-commerce di
cui più si parla: il Business To Consumer (BTC, o B2C), cioè le
vendite al consumatore finale, mercato con il quale molti tendono erroneamente
a far coincidere tutto il commercio elettronico (o addirittura tutto l'e-business,
che è un concetto ancora più ampio), e il Business To Business
(BTB, o B2B), cioè il commercio tra aziende.
In questo primo articolo parleremo di Business To Consumer, e in quello
immediatamente successivo, di Business To Business.
Parlare di vendite sul web, o via Internet, porta naturalmente a pensare,
è inutile negarlo, alla vendita diretta dal produttore al consumatore
finale. Una buona parte del grande entusiasmo che ha portato allo sviluppo
vertiginoso della rete, nel nostro e negli altri paesi, è interamente
spiegato dalla possibilità, intravista da tante aziende, di utilizzare
Internet come un mezzo per vendere i propri prodotti ad una platea virtualmente
universale, incassando in modo facile e veloce.
Oggi è chiaro a tutti che ottenere un successo nel settore Business To
Consumer (vendite al consumatore finale) costa molta fatica ed in buona
misura dipende dalla tipologia del prodotto.
Fattori in grado di frenare la diffusione di questa forma di commercio
elettronico sono la diffusione relativamente bassa delle tecnologie abilitanti
sia nelle famiglie che nelle imprese; i problemi legati alla qualità dell'offerta;
i tempi tecnici necessari alle imprese per entrare efficacemente sul mercato
virtuale, e comunque le resistenze culturali e organizzative nell'implementare
i necessari cambiamenti organizzativi e strutturali.
Appaiono quindi più promettenti le prospettive di medio-lungo periodo.
Per quanto attiene alla tipologia del prodotto venduto, è risultato
relativamente semplice vendere via Internet prodotti "immateriali", intendendo
con questa classificazione sia prodotti "tradizionalmente" immateriali,
quali viaggi, assicurazioni, biglietti, titoli, sia prodotti che possono
essere "digitalizzati", cioè convertiti in formato digitale, ed in tale
formato direttamente "scaricati" via FTP direttamente da Internet, dal
sito del produttore: così oggi possono essere acquistati e direttamente
scaricati da Internet non solo software, ma anche musica, video, immagini,
ecc.
Il discorso si fa ben diverso quando si considerano i beni materiali.
In questo caso il problema logistico diventa assolutamente prioritario.
Ricorriamo ad un brevissimo esempio.
Immaginiamo di voler leggere un determinato libro. Tradizionalmente dovremmo
recarci in libreria, acquistarlo, portarcelo a casa e... leggerlo. Se
vogliamo utilizzare Internet, in primo luogo dovremo superare la barriera
psicologica rappresentata dal pagamento in rete: dovremo renderci conto
che le "mani digitali" cui affidiamo il numero della nostra carta di credito
sono molto più sicure di quelle del cameriere del ristorante o della cassiera
del negozio...; spesso il fornitore ci permetterà di aggirare tale barriera,
consentendoci di pagare il libro alla consegna, contrassegno, o in altri
modi ancora, più familiari e tradizionali. Questa problematica, sia chiaro,
vale anche per i beni immateriali. E veniamo alla logistica: ora dobbiamo
aspettare la consegna postale del nostro libro. Quando potremo leggerlo?
Tra tre giorni, tra una settimana o tra un mese? Inoltre, se il postino
tenterà la consegna mentre siamo al lavoro, o comunque fuori casa, troveremo
l'avviso di giacenza del libro presso l'ufficio postale: dovremo quindi
recarci lì per il ritiro. Ma allora che vantaggio avremmo rispetto all'acquisto
in libreria? Compreremo su Internet solo se il prezzo offerto sarà significativamente
inferiore a quello offerto dal negozio? La recente chiusura di Zivago,
libreria on-line nostrana, che, per inciso, offriva i libri con il 20%
di sconto, dimostra una volta di più che la rete, in Italia, è troppo
giovane per la sostenibilità economica di un progetto BTC per prodotti
materiali.
Come si vede, il problema logistico è centrale nel BTC. Non è un caso
infatti se il Business To Consumer è così diffuso negli Stati Uniti, mentre,
diversamente da altre innovazioni d'oltreoceano, stenta così tanto a decollare
nel nostro paese. Gli USA possiedono una delle reti postali più capillari
ed efficienti del pianeta, al punto che le aziende che vendono prodotti
online a basso costo si servono in larga misura dell'operatore postale
pubblico. Inoltre, e per le stesse ragioni, possono contare su una lunga
e consolidata tradizione di vendite per corrispondenza, ben radicata in
tutta la nazione assai prima della nascita di Internet.
La situazione italiana è, com'è noto, molto diversa. La desolante inefficienza
dell'operatore postale pubblico ha contribuito in misura determinante
nel passato al fallimento di numerose iniziative di vendite a distanza,
e rischia di avere un ruolo analogo anche oggi. Queste difficoltà oggettive
hanno smorzato i primi facili entusiasmi e hanno fatto rientrare le ipotesi
più facilone e le previsioni più esaltanti: il successo, nella new economy
come nella old, è frutto di un duro lavoro di organizzazione e pianificazione,
non basta avere un'idea di business, più o meno brillante.
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it
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BTC:
Business
To Business,
quali vantaggi?
Quali
vantaggi
può trarre
l'impresa dal
commercio elettronico
verso altre imprese?
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BTB: Business To Business, quali vantaggi?
L'altro
settore del commercio elettronico, quello degli scambi tra aziende, il
Business To Business, consente considerazioni del tutto diverse.
Qui il problema logistico non si pone, le aziende sono abituate a spedirsi
la merce tra loro, né esiste un problema di pagamenti: che l'ordine sia
arrivato via fax o via Internet, nulla cambia: si continueranno ad utilizzare
le consuete forme di pagamento tramite bonifico o r.b., e magari pagamenti
contro documenti nel commercio internazionale.
Internet può quindi esplicare tutte le proprie potenzialità proprio nel
BTB. Ma perché le aziende dovrebbero utilizzarlo, quali sono queste potenzialità?
Ciò che è centrale, nel Business To Business, è la gestione dell'informazione.
Internet, quindi, non riduce i prezzi di acquisto, bensì riduce i costi
di acquisto ottimizzando il flusso delle informazioni tra le parti. Per
Business To Business, quindi, intendiamo tutte quelle iniziative che integrano
le attività di un'azienda con quella dei propri clienti, partner e fornitori,
dove però il cliente non è il consumatore finale del bene o del servizio,
ma appunto un partner che collabora alla catena produttivo distributiva.
Oggi tutte le aziende operano in un mercato allargato e dinamico, basato
su un grandissimo numero di interconnessioni tra fornitori, produttori,
distributori, partner e clienti.
Nessuna grande impresa, oggi, gestisce integralmente il processo produttivo;
quasi sempre si tratta di vere e proprie aggregazioni di società con compiti
specifici e integrati: una si occupa della produzione materiale, un'altra
della distribuzione, un'altra ancora del marketing, un'altra della pubblicità,
ecc. Ed è per questo che l'informazione diventa così centrale nell'intero
sistema del business globale. L'informazione deve muoversi parallelamente
al flusso logistico e in entrambe le direzioni.
Ed è proprio la movimentazione delle informazioni a rivelarsi spesso il
punto critico nella fornitura di un servizio di alta qualità: è stato
infatti calcolato che la quantità di documentazione richiesta per spostare
delle merci da una parte all'altra del globo richiede frequentemente tempi
più lunghi della stessa movimentazione fisica. Da questo punto di vista,
Internet può far conseguire alle aziende grandi vantaggi, rendendo possibile
la trasmissione di informazioni, dati e documenti in tempo reale.
L'impatto economico del BTB non è quindi legato soltanto al volume degli
scambi tra le imprese ma anche alle opportunità di maggiore efficienza
complessiva, che si traduce in consistenti risparmi sui costi operativi
relativi agli acquisti, (e non necessariamente in una riduzione del costo
dei prodotti acquistati) e nel miglioramento complessivo dei risultati
aziendali.
Lo sviluppo del mercato comincerà con i settori e le tipologie di aziende
che per struttura e caratteristiche avevano già in essere dei sistemi
di relazioni on-line, tipicamente le supply chain delle aziende di grande
dimensione che collegano agenti, subfornitori e distributori.
La diffusione tra le altre tipologie di imprese (imprese di dimensione
media e imprese attive in altri modelli di tipo marketplace) è invece
prevedibile e previsto solo nel medio periodo.
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it

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