Si
amplia l'operatività
di Artigiancassa
La
cassa per il
credito alle imprese
artigiane ha nuove
potenzialità
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Si
amplia l'operatività di Artigiancassa
Sono
scampoli di fine legislatura, ma sono scampoli pregiati! Nella G.U. del
20 marzo scorso, n.66, viene disposto l'ampliamento dell'operatività di
Artigiancassa che ora potrà occuparsi anche di sostegno al commercio estero
attraverso accordi di collaborazione con Simest e Sace.
La novità interessa una notevole fetta di imprese nazionali costituite
sotto forma di aziende artigiane, particolarmente dinamiche nel comparto
della esportazione di beni intermedi e finali.
Oltre a ciò, Artigiancassa potrà gestire gli incentivi legati alla legge
488/92 e previsti per le imprese che attuano programmi di investimento.
Anche in questo caso sarà necessario attendere che Artigiancassa stipuli
una apposita convenzione con il Ministero dell'Industria. L'obiettivo
è di rendere più accessibile alle P.M.I. italiane una fonte di finanziamento
agevolato che, ad oggi, non è sempre stato possibile sfruttare adeguatamente.
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Il
fabbisogno
finanziario
Note
di finanza
d'impresa
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Il fabbisogno finanziario
Con "fabbisogno finanziario" si indica la quantità di mezzi finanziari
necessari all'azienda per lo svolgimento ordinato della propria attività.
Vale a dire, è denominato fabbisogno finanziario l'insieme delle risorse
finanziarie richieste dal complesso della gestione aziendale.
A sua volta, il fabbisogno finanziario si distingue in fabbisogno finanziario
variabile (o corrente) e permanente. Il primo è legato alle necessità
di breve periodo, il secondo è riferito, invece, alle necessità durevoli.
Il fabbisogno corrente è generato dallo svolgimento della gestione con
un'ottica di breve termine ed è riferito alle dinamiche produttive e commerciali
che danno luogo ai movimenti delle scorte, dei crediti commerciali, dei
debiti di fornitura.
Il fabbisogno permanente è legato, invece, alla struttura che l'azienda
si è voluta dare e rappresenta ciò che "serve sempre" per farla funzionare.
E' lo zoccolo duro del fabbisogno, quello che, indipendentemente da come
vada il volume di affari, si presenta con elevata costanza e poca variabilità
nel tempo.
Detto della ripartizione tra necessità correnti e permanenti, la dottrina
(ma soprattutto la logica) vuole che esse trovino copertura con fonti
finanziarie di pari durata. Dunque, il fabbisogno corrente dovrà essere
coperto con strumenti di breve periodo, mentre quello permanente troverà
idonea copertura mediante l'accesso a fonti finanziarie aventi durata
pluriennale.
Sotto il primo profilo ricordiamo, per ciò che riguarda il credito bancario,
le anticipazioni sugli ordini, sui contratti, sugli effetti commerciali,
gli affidamenti di conto corrente e i finanziamenti concessi con durata
inferiore ai diciotto mesi. Includiamo, tra i finanziamenti, anche il
credito di firma: fideiussioni, lettere di credito eccetera.
Sotto il secondo profilo, invece, troviamo il ricorso ai finanziamenti
a medio e a lungo termine (il cui discriminante è fissato, rispettivamente,
oltre 18 e fino a 60 mesi ed oltre i 60 mesi), sia ipotecari che chirografari.
Non dobbiamo, però, commettere l'errore di credere che, per approvvigionarsi
di mezzi finanziari, esista solo il canale bancario. Infatti, possono
essere reperiti fondi anche a titolo di capitale di rischio mediante aumenti
a pagamento del capitale sociale.
Oppure si possono reperire fonti finanziarie a scadenza protratta mediante
l'accensione di prestiti ottenuti da soggetti terzi, diversi dagli intermediari
creditizi. Anche il credito di firma può essere ottenuto accedendo a fonti
extra bancarie. I soci di una s.r.l. che prestano fiudeiussione per un
affidamento bancario non fanno altro che fornire indirettamente mezzi
finanziari alla società che garantiscono, impegnando il loro patrimonio
personale e facendola beneficiare di un vero e proprio credito di firma,
da loro concesso e rappresentato dalla fideiussione rilasciata.
Sorge spontanea una domanda. Se le banche si fanno pagare per le fideiussioni
che rilasciano, per esempio, in favore dei Comuni per il pagamento degli
oneri di urbanizzazione, perché i garanti di una s.r.l. non dovrebbero
fare altrettanto, chiedendo un compenso per la loro garanzia di firma?
Dr.
Damiano Pizzini - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
damiano.pizzini@euroimpresacons.it
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Il
costo di un sito web
(ultima parte)
Come
comparare
offerte dai prezzi...
... incomparabili !
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Il costo di un sito web (ultima parte)
Se chiedete un preventivo per la realizzazione di un sito web a più aziende
del settore, facilmente avrete la sensazione che qualcuno non abbia capito
bene quello che volevate: tutti vi offriranno più o meno le stesse cose,
ma il costo in fondo all'offerta potrà variare in maniera apparentemente
incomprensibile.
Siamo partiti, tre numeri fa, da questa constatazione: tutti offrono le
stesse cose, poniamo 20 pagine web, ma un'azienda vi chiede un milione
e un'altra 20; cosa c'è che non va?
Abbiamo detto, schematizzando, che la variabilità dei prezzi dipende da
almeno tre parametri:
* Caratteristiche tecnologiche del sito;
* Costo / servizio offerto dal fornitore;
* Politiche commerciali (meglio un uovo oggi e una gallina domani).
Abbiamo analizzato le principali variabili tecnologiche: la compatibilità,
la velocità e l'usabilità di un sito web.
Oggi parleremo dei parametri "non tecnologici" che incidono sul
costo di un sito.
Costo / servizio offerto dal fornitore.
Nella seppur breve storia del web (il WWW è nato al Cern di Ginevra nel
'91, e i primi siti aziendali sono sorti due / tre anni dopo) possiamo
individuare alcuni step precisi con riferimento alle "professionalità"
coinvolte nella realizzazione di siti aziendali:
* i primi siti (93/95) vennero realizzati da esperti di software e di
sistemi informativi ("animali informatici" puri...)
* poi entrarono nella partita i grafici (95/96)
* nel 96/97 fecero la loro comparsa gli esperti di comunicazione
* subito dopo il team si allargò ad esperti di pubblicità e nacque il
concetto di web marketing (97)
* fu poi la volta degli esperti di strategie dei contenuti e di strategie
di comunicazione (98/99): si parla così di e-consultants.
Il team di progetto si arricchisce quindi via via di nuove professionalità
che assicurano il raggiungimento di importanti obiettivi in termini di
marketing e di comunicazione globale.
E' importante notare come il team di lavoro sia interdisciplinare: non
basta sapere di marketing per realizzare un buon sito, perché occorre
conoscere a fondo la peculiarità del mezzo Internet.
Per esempio: immaginiamo di voler impostare un messaggio di tipo emozionale
(del tipo "dove c'è Barilla c'è casa", per intenderci) non basta azzeccare
la frase, usare colori caldi, come sulla carta stampata, occorre anche
pensare al mezzo, Internet, avere chiaro che uno non viene sul sito per
leggere della pubblicità, ma per trovarci qualcosa di utile, per esempio
delle ricette, e mettere il messaggio pubblicitario tra le righe...
Guardando i siti italiani delle piccole e medie aziende ci si rende conto
di quanto ancora stiamo vivendo in Italia la fase "protostorica" del web:
ci sono decine di siti evidentemente realizzati da tecnici puri, con una
grafica disastrosa e nessun obiettivo di marketing, altri fatti da grafici,
sovrabbondanti di immagini e di mille effetti speciali, spesso mostruosamente
lenti: inutili nel migliore dei casi, dannosi nella maggior parte.
E dove sono gli esperti di marketing, e quelli di comunicazione ?
Tutti si offrono di realizzare siti web, dallo studente che lavora a casa
a improvvisate società sorte dal nulla, da agenzie pubblicitarie a società
di marketing, a società di telecomunicazioni che offrono la realizzazione
di siti accanto alla connettività alla rete.
Da qui la disparità di prezzi (chi lavora in casa, senza costi fissi di
struttura, può evidentemente tenere costi molto più bassi...), da qui
la mancanza di professionalità che caratterizza la gran parte dei siti
web delle piccole e medie imprese italiane.
Da qui la quasi completa inutilità dell'investimento fatto e la delusione
di molti imprenditori.
Politiche commerciali (meglio un uovo oggi e una gallina domani).
Dedico
l'ultima riflessione alle politiche commerciali. Molte società, come si
diceva, offrono una pluralità di servizi: oltre alla realizzazione del
sito vi offrono l'acquisizione del dominio, l'hosting del sito su un loro
server, la connessione alla rete, la manutenzione del sito, il tutto pagando
un comodo canone annuale.
E' evidente che queste società sono spesso disposte a realizzare il sito
web sottocosto per garantirsi poi una rendita continuativa a costi irrisori.
Conclusioni.
Non basta confrontare i prezzi.
Fatevi dare l'ultimo bilancio del fornitore che vi ha fatto l'offerta:
controllate il capitale sociale, le immobilizzazioni, il fatturato.
Fatevi dare un elenco di referenze ed esaminate i siti indicati.
Non guardate se l'elenco è lungo o è corto: meglio aver realizzato un
solo sito, ben fatto, che cento fatti male. Giudicate i siti in base ai
parametri tecnici illustrati nei numeri precedenti della newsletter. E,
se conoscete un po' di marketing, esaminate anche gli aspetti di comunicazione
di questi siti. Poi, confrontate i prezzi.
Per finire, consentitemi due osservazioni apparentemente fuori tema...
L'utilizzo di Internet deve far parte della visione strategica dell'azienda.
La realizzazione di un sito deve essere finalizzata al raggiungimento
di obiettivi aziendali precisi, ben identificati anche in termini monetari.
Non fatevi indurre a realizzare un sito per moda, o perché ce l'hanno
tutti: ponetevi degli obiettivi e progettate un sito per realizzarli.
Se non avete degli obiettivi precisi, non realizzate un sito web. Non
sarebbe un investimento, ma una spesa a fondo perduto.
Ricordate, per finire, che il progetto complessivo deve tener conto anche
dei costi di promozione del sito, che, in base agli obiettivi, possono
essere anche assai superiori ai costi stessi della realizzazione del sito!
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it
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Dell
Computer:
Internet funziona!!!
Diffusi
i dati di
bilancio del primo
trimestre 2001.
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Dell
Computer: Internet funziona!!!
Nel primo numero Html di questa nostra newsletter abbiamo cercato di dimostrare
che la sensazione di crisi che circonda Internet sia profondamente errata:
deriva da un lato dal crollo delle quotazioni di una parte dei titoli
tecnologici (ma avevano raggiunto valori fuori dalla realtà !) e dall'altro
dalla crisi di alcune società Internet, il cui progetto, in realtà, non
poggiava su solide basi industriali.
Noi sosteniamo da sempre che Internet deve essere utilizzato per riorganizzare
i processi aziendali, per gestire meglio i rapporti con i clienti e con
i fornitori, per ridurre i costi...
Non è la realizzazione di un sito più o meno ben fatto che porta a risultati
tangibili.
Nel nostro sito citiamo la vicenda di Dell Computer come caso di
scuola sull'utilizzo di Internet. Ne sintetizziamo di seguito il contenuto
(per maggiori informazioni clikka
qui per collegarti alla pagina web del nostro sito dove ne parliamo).
Dell Computer ha rivoluzionato il mercato dei Personal Computer attraverso
l'utilizzo di Internet. Assemblando su ordinazione (ricevuta via Internet)
ha potuto ridurre enormemente i costi finanziari: mentre la concorrenza
produceva per il magazzino PC di configurazione fissa e pagava i fornitori
60 / 90 giorni prima di incassare dai clienti, Dell consente al cliente
di configurare liberamente il proprio PC e mediamente incassa il pagamento
5/7 giorni prima di pagare i fornitori.
Il cliente configura il proprio PC, immette l'ordine, esegue il pagamento
e segue via Internet l'avanzamento dell'ordine stesso, dal ricevimento
all'assemblaggio, alla spedizione.
Nel 1998 Dell (nata pochi anni prima) ha raggiunto i 500 milioni di dollari
di utili (ante imposte) in un trimestre fiscale (!), schiantando la concorrenza
di società del peso di IBM e Compaq. Nel giro di un anno anche questi
colossi hanno dovuto rivedere completamente il proprio modo di produrre
e di vendere per restare sul mercato.
Credo che le motivazioni del successo di Dell siano chiarissime: attenzione
alle esigenze dei clienti, ottimizzazione dei processi di acquisto, di
vendita e di produzione attraverso l'utilizzo di Internet.
Dell Computer rappresenta un caso eclatante che dimostra come Internet
può portare a risultati aziendali eccezionali. Torniamo a parlarne oggi
perché la scorsa settimana la società ha diffuso i risultati relativi
al primo trimestre fiscale 2001: bene, in piena "crisi (presunta) di Internet"
e di recessione americana, Dell Computer ha realizzato nel primo trimestre
2001 utili per 446 milioni di dollari, con un fatturato pari a 8 miliardi
di dollari (+ 10% rispetto al primo trimestre 2000). Alla faccia della
crisi!
Non resta che riprendere le conclusioni dell'articolo già citato: è importante
che l'attuale fase di attesa, quasi di sfiducia nei confronti delle nuove
tecnologie, sia velocemente superata, in quanto estremamente pericolosa
per le nostre piccole e medie imprese. Rischiano infatti di perdere il
momento giusto per cogliere un importante vantaggio competitivo utilizzando
Internet come strumento per migliorare la propria produttività.
Restando alla finestra, rischiano di vedersi passare sotto il naso il
carro dei vincitori...
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it

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