Giovani
Leoni
La
giovane B.C.E.
segue la sua strada
e non taglia i tassi
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Giovani
Leoni
Qualcuno, improvvidamente, quando Duisenberg ha annunciato che non avrebbe
portato a termine il suo mandato, aveva tirato fuori l'acqua minerale
per un brindisi con le bollicine. "Taglieranno i tassi, finalmente!".
Macché... Come da copione (v. notiziario n.03/2001), i tassi della B.C.E.
sono rimasti rigorosamente fermi. Tutto è spiegato dai principali commentatori
con la seguente considerazione: la politica della B.C.E. viene definita
"di lungo periodo", in contrapposizione a quella della Fed, definita "di
breve periodo".
Cambierà qualcosa con le dimissioni di Duisenberg? Non credo. Anche perché
la massa monetaria dell'Unione ha continuato ad espandersi. Inoltre, quella
che è stata praticata finora non è una politica monetaria che si agganci
facilmente al carro della Fed. E anche se cambiasse il capo, le decisioni
non sono prese solo da lui. Certo, il capo della B.C.E. ne è il referente
ed un importante attore. Ma non è l'unico. Potranno cambiare i dettagli,
ma non i metodi, né le priorità.
Entro certi limiti, pertanto, si ha ragione di credere che la banca dell'Europa
unita, anche se nata da poco, cercherà di fare da sé. Giovani leoni, appunto.
(Chi si ricorda come finì Marlon Brando in quel film?)
Intanto l'inflazione italiana non molla, ma anche quella europea e, dunque,
i tassi nominali che non si muovono rappresentano pur sempre, in termini
reali, un calo effettivo. Forti di queste considerazioni e puntando anche
sul fatto che la sola politica monetaria non serve a rilanciare l'economia,
i nostri saggi hanno deciso più volte che le cose stanno bene così.
E l'interbancario? Beh, quello non cala. Anzi, tra fine marzo e fine aprile
i tassi a uno e a due mesi sono cresciuti di un decimo di punto. Il tasso
a tre mesi sale di due decimi, mentre le restanti scadenze salgono addirittura
di tre decimi di punto. Il sistema creditizio prende atto e noi con lui.
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Artigiani
a
Responsabilità
Limitata
In
vigore la norma che
consente di costituire
imprese artigiane
anche in forma di Srl
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Artigiani a Responsabilità Limitata
Lo scorso 4 aprile è entrata in vigore la legge n.57 del 5/3/2001, pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale del giorno 20 marzo scorso, n.66. Tra le altre
cose, questa legge disciplina la possibilità, per le imprese artigiane,
di costituirsi con la forma societaria di s.r.l. Perché ciò sia possibile,
però, occorre soddisfare ad alcune condizioni ben precise. Per conoscere
esattamente la norma e per non commettere errori nella sua applicazione
rimandiamo il lettore alla Gazzetta Ufficiale sopra citata.
In linea di massima, sarà consentito costituire società a responsabilità
limitata a carattere artigianale purché:
a) la maggioranza dei soci abbia la qualifica di artigiano e partecipi
direttamente al processo produttivo;
b) la maggioranza del capitale sociale deve essere in mano ai soci artigiani
stessi;
c) i soci artigiani, inoltre, devono mantenere la maggioranza negli organi
deliberanti (assemblea dei soci e consiglio di amministrazione).
I requisiti necessari per potersi iscrivere all'Albo delle Imprese Artigiane
continuano a essere disciplinati dalla Legge Quadro 443/85. La nuova norma
non modifica le condizioni richieste per l'iscrizione all'Albo, particolarmente
per ciò che attiene alle dimensioni e al lavoro materialmente svolto nel
processo produttivo da parte dei soci. Di conseguenza, anche le s.r.l.
artigiane dovranno rispettare i parametri previsti per le ditte individuali
e per le società di persone.
Le previsioni da più parte formulate nello scorso autunno, che rimandavano
alla nuova legislatura il completamento dell'iter parlamentare della legge,
una volta tanto sono state felicemente disattese. Con buona pace degli
scettici, tra cui chi scrive...
Dr.
Damiano Pizzini - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
damiano.pizzini@euroimpresacons.it
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Il
costo di un sito web
(parte terza)
Come
comparare
offerte dai prezzi...
... incomparabili !
|
Il costo di un sito web (parte terza)
La prima parte di queste riflessioni, pubblicata negli scorsi numeri,
si apriva con la seguente constatazione: se chiedete un preventivo per
la realizzazione di un sito web a più aziende del settore, avrete il seguente
risultato: tutte vi offriranno più o meno le stesse cose, ma il costo
in fondo all'offerta potrà variare in maniera apparentemente incomprensibile.
Tutti offrono le stesse cose, poniamo 20 pagine web, ma un'azienda vi
chiede un milione e un'altra 20: cosa c'è che non va?
Abbiamo detto, schematizzando, che la variabilità dei prezzi dipende da
almeno tre parametri:
* Caratteristiche tecnologiche del sito;
* Costo / servizio offerto dal fornitore;
* Politiche commerciali (meglio un uovo oggi e una gallina domani).
Abbiamo analizzato due importanti aspetti delle caratteristiche tecnologiche:
la "compatibilità" delle pagine web con i vari programmi di navigazione
e la "velocità" di un sito web. Oggi parleremo di un terzo (ed ultimo)
aspetto tecnologico fondamentale: l'usabilità di un sito web.
"Usabilità" di un sito web
Questo brutto termine vuol essere la traduzione italiana dell'inglese
"usability", concetto di cui ultimamente si parla molto tra gli addetti
ai lavori con riferimento ad Internet.
Il termine potrebbe essere forse tradotto meglio con "facilità d'uso",
ma forse si teme di banalizzare troppo il concetto, così è ormai entrato
nell'uso il brutto termine di cui sopra.
In realtà, di usability o di usabilità si parla, più in generale, con
riferimento a qualsiasi prodotto, per indicare il grado in cui questo
può essere utilizzato da un suo tipico utilizzatore per raggiungere gli
obiettivi che gli sono propri con efficacia ed efficienza.
Così si può parlare di usabilità con riferimento al telecomando del videoregistratore,
ad una lavatrice, ad un'automobile...
Informatica e usabilità si sono avvicinate solo di recente. Chi programmava
trent'anni fa si preoccupava molto poco delle esigenze degli utenti. Tant'è
che per far funzionare la maggioranza degli elaboratori era necessario
essere dei tecnici. La maggior parte dei software era fatto da tecnici...per
tecnici, non per gli utenti finali.
E' forse con la nascita del "Mac", che per la prima volta ci si è preoccupati
di fornire all'utente un'interfaccia "amichevole".
Oggi quasi tutti i software vengono sviluppati tenendo conto delle esigenze
degli utenti, della semplicità d'uso. Sono stati definiti degli standard
(ISO, GUI), dei criteri di riferimento.
Internet ha rimescolato le carte. Ciò sia perché molti creatori di siti
(o improvvisati tali) di nuovo non hanno tenuto in nessun conto le esigenze
degli utenti, sia perché la novità del mezzo, la nuova modalità di fruizione
di contenuti multimediali, le nuove strade aperte dovevano essere esplorate
per intero prima di poter valutare limiti e potenzialità del nuovo mezzo.
Usabilità in concreto vuol dire:
1) interfaccia utente gradevole e facile da usare, intuitiva, (deve
consentire di navigare in modo efficiente ed efficace);
2) razionalità dei contenuti, cioè buona organizzazione delle informazioni
all'interno del sito.
Il concetto è elementare: vi piacerebbe entrare in un supermercato dove
la merce fosse posta sui banchi alla rinfusa, non suddivisa per categorie
omogenee, senza indicazioni, senza spazi adeguati dove muoversi con i
carrelli, con i cartellini dei prezzi poco leggibili, ecc. ecc. ecc.?
Penso di no. Eppure molti siti Internet devono apparire così agli utenti,
e non mi riferisco tanto ai siti "per lo svago", ma a quelli professionali,
aziendali, magari dedicati all'e-commerce.
Secondo una recentissima ricerca americana l'80% dei siti è scarsamente
usabile, mentre solo il 7% risulta pienamente usabile.
Il dilettantismo e la scarsa professionalità non premiano, pensateci.
Prima di essere realizzato in HTML un sito deve essere pensato sulla carta,
ed il progetto deve essere frutto di una serie di incontri tra i responsabili
dell'azienda e un esperto di processi aziendali e di Internet. Perché
non basta conoscere la propria azienda per sapere quali contenuti mettere
in un sito e come organizzarli; e neppure basta conoscere Internet per
capire quali sono le problematiche vere dei clienti di una certa azienda,
potenziali utenti del suo sito.
Vi propongo un piccolo esempio (vero) che spero possa essere illuminante.
Immaginate una società che produca software. Evidentemente può utilizzare
il sito per informare i propri clienti degli sviluppi in corso, delle
date di prossimo rilascio delle novità, spesso dovute a esigenze fiscali;
può utilizzare il sito per consentire agli utenti di scaricare direttamente
gli aggiornamenti. E molto altro ancora.
Bene, io credo che queste cose siano della massima importanza per i clienti
di quell'azienda: quindi è essenziale che l'utente, collegandosi al sito
possa individuare subito come arrivare a queste informazioni.
Purtroppo, e qui inizia l'esempio..., ho in mente il sito di una delle
principali software house italiane che viceversa è organizzato secondo
una tipica visione organizzativa dell'azienda: l'utente si collega
alla home page e non vi trova assolutamente nessuna informazione utile,
deve seguire il link alle pagine di contenuto, deve procedere (se lo sa)
verso l'area "prodotti" dove trova l'elenco dei prodotti dell'azienda,
quindi deve scegliere il prodotto prescelto e arriva ad una pagina che
propone una descrizione generica del prodotto, qui poi deve scegliere
tra link verso le informazioni commerciali e link verso quelle tecniche
e, finalmente, tra quelle tecniche trova le informazioni cercate relative
agli aggiornamenti del suo software.
Se il sito fosse stato realizzato con una visione orientata all'utente
e non all'azienda, in home page il cliente avrebbe dovuto trovare
un link diretto ad una pagina dedicata agli aggiornamenti, dove questi
sono suddivisi per prodotto; inoltre, in home page può esserci anche un
link verso le informazioni urgenti sui prodotti stessi.
Molti siti di grandi produttori internazionali sono strutturati così ormai
da anni; allo stesso modo molti produttori di periferiche hardware in
home page mettono bene in vista il link verso i driver più aggiornati
per i loro prodotti.
Questo significa avere bene in mente le esigenze degli utenti e rendersi
conto del mezzo: Internet è lento, navigare è a volte un'esperienza stressante,
non trovare subito quello che si cerca fa perdere la pazienza.
Strutturare il sito secondo i settori aziendali, o comunque secondo una
visione aziendo-centrica è un errore molto diffuso, così come quello
di sprecare l'home page senza metterci nulla di veramente interessante
ed utile per il navigatore. Credete che gli interessi un'orrenda foto
della vostra sede, magari di 70 kb ?
Capire come organizzare le informazioni nel proprio sito è un passo fondamentale
della sua progettazione: occorre mettersi nei panni del cliente e, possibilmente,
sentire il suo parere. Si tratta di una fase cruciale della progettazione
e richiede molti incontri tra i dirigenti dell'azienda e la figura professionale
"esperta di Internet" che deve anche conoscere molto bene come funzionano
i processi aziendali. ...E le scelte dovranno essere fatte senza urtare
la suscettibilità di questo o quel dirigente che potrà sentire sminuita
l'importanza del proprio settore ...
Potremmo a questo punto parlare dell'interfaccia utente e dei modelli
e dei criteri guida che stanno emergendo in campo di web usability, ma
ci vorrebbero pagine e pagine. Vi rinvio pertanto, se siete interessati
all'ormai abbondante documentazione esistente (se volete che ce ne occupiamo
su queste pagine scrivetelo!).
Il messaggio di fondo che vorrei lasciarvi è che l'usabilità del sito
è fondamentale (non vi è mai capitato di ritornare in un sito per ricercare
un'informazione che vi avevate trovato in precedenza e di non riuscire
a ritrovarla?), quanto la velocità e la compatibilità.
Ed anche progettare l'usabilità di un sito costa. E molto. E' un altro
parametro che va considerato quando si comparano offerte simili eppur
tanto diverse nei costi!
Con queste riflessioni abbiamo esaurito l'analisi delle variabili tecniche
del costo di un sito: spero che ora sia chiaro perché mettere insieme
venti pagine HTML può costare poche centinaia di mila lire o qualche decina
di milioni: quattro ruote, un motore, una carrozzeria fanno un'automobile,
ma tra la Cinquecento ed una Ferrari c'è una bella differenza !
Al prossimo numero, dunque, dove parleremo di altre variabili non tecniche
che pure influiscono sul costo di un sito.
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it
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Euro
& Informatica
L'appuntamento
con
l'Euro è alle porte.
Il Sistema Informativo
è pronto ?
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Euro
& Informatica: gli incubi del contabile
Nello scorso numero si diceva che nonostate l'adozione dell'Euro sia alle
porte, le aziende italiane paiono non preoccuparsene affatto, quasi pensino
che uno "switch" informatico le faccia passare in modo indolore dalla
gestione in lire a quella in Euro.
Si
sottolineava inoltre come in realtà il travaglio potrà essere
assai doloroso, anche perchè le risorse professionali a disposizione
delle società di software sono limitate e difficilmente potranno
assorbire l'improvvisa mole di lavoro che si sta accumulando.
Quanto al software stesso, avvisavo che potrebbe dare dei problemi operativi,
laddove non sia stato sufficientemente testato in questi due anni di convivenza
lira / euro.
In questo numero vorrei proporvi qualche esempio concreto delle
potenziali "squadrature" che potranno turbare i sonni dei contabili
più pignoli.
Un primo problema riguarda le operazioni di chiusura e di riapertura:
chiusura di un esercizio in Lire e riapertura del nuovo esercizio in Euro.
Il software abitualmente usato chiude i conti patrimoniali in lire e li
riapre per lo stesso importo. Nel 2002 dovrà riaprire i conti in
Euro: la somma degli importi dei singoli conti convertiti in euro certamente
non quadrerà. Vediamo un esempio:
Stato
Patrimoniale in Lire
| Attivo |
|
| |
|
Passivo
|
| Conto |
|
| |
Conto
|
|
|
A |
150.000
|
| |
X |
350.000
|
| B |
40.000
|
| |
Y |
100.000
|
| C |
300.000
|
| |
Z |
40.000
|
| ------- |
---------
|
| |
------- |
----------
|
| Totale |
490.000
|
| |
Totale |
490.000
|
Eseguita
la conversione dei singoli importi (dividendo ogni saldo per 1936,27)
otterremo il seguente risultato:
Stato
Patrimoniale in Euro
| Attivo |
|
| |
|
Passivo
|
| Conto |
|
| |
Conto
|
|
|
A |
77,47
|
| |
X |
180,76
|
| B |
20,66
|
| |
Y |
51,64
|
| C |
154,94
|
| |
Z |
20,65
|
| ------- |
---------
|
| |
------- |
----------
|
| Totale |
253,07
|
| |
Totale |
253,05
|
E'
evidente il problema di quadratura: il bilancio squadra per 2 centesimi
di Euro (pari a 39 lire). Se il programma non utilizza dei meccanismi
automatici in grado di "spalmare" tale differenza su conti opportunamente
individuati, sarà necessario eseguire una scrittura di rettifica
per girarla ad un conto di arrotondamento. In questo caso, tuttavia, ci
si troverebbe nella situazione in cui il saldo iniziale dei conti, senza
movimenti, non quadra.
Secondo problema, sempre relativo alla riapertura dei conti in Euro. Parliamo
di conti gestiti a partite aperte, tipicamente clienti e fornitori. Contabilmente
ogni conto (cliente o fornitore) presenta un saldo che coincide con la
somma delle partite aperte di quel conto. Vediamo cosa succede in fase
di riapertura in Euro:
Situazione
in Lire
| Saldo
contab. cliente xy |
1.250.000
|
| --- |
|
Estratto
conto cliente xy
|
|
Fattura n° 1 |
L. |
350.000
|
| Fattura
n° 2 |
L. |
150.000
|
| Fattura
n° 3 |
L. |
300.000
|
| Fattura
n° 4 |
L. |
100.000
|
|
Fattura
n° 5
|
L. |
350.000
|
| -------- |
---------- |
-- |
------- |
-----------
|
| Totale |
e/c
|
L |
. |
1.250.000
|
In
lire abbiamo quindi perfetta identità tra saldo contabile ed estratto
conto.
In
fase di passaggio al nuovo esercizio in Euro, il saldo contabile sarà
convertito (moltiplicato per 1.936,27), mentre a livello di e/conto saranno
convertite le singole partite, con il seguente risultato:
Situazione
in Euro
| Saldo
contab. cliente xy |
645,57
|
| --- |
|
Estratto
conto cliente xy
|
|
Fattura n° 1 |
L. |
180,76
|
| Fattura
n° 2 |
L. |
77,47
|
| Fattura
n° 3 |
L. |
154,94
|
| Fattura
n° 4 |
L. |
51,65
|
|
Fattura
n° 5
|
L. |
180,76
|
| -------- |
---------- |
-- |
------- |
-----------
|
| Totale |
e/c
|
L |
. |
645,58
|
Come
si può vedere, saldo contabile e totale dell'estratto conto non
coincidono più, in questo esempio differiscono di un centesimo
di Euro, 19 lire.
Anche in questo caso i software più attenti agli "incubi del
contabile" hanno architettato dei meccanismi per sistemare la differenza
(attraverso, per esempio, la creazione di una partita fittizia, contabilmente
irrilevante pari alla differenza rilevata - 1 centesimo, nell'esempio
- e la successiva generazione automatica di un movimento contabile di
arrotondamento per chiudere la partita stessa).
In mancanza, fino alla chiusura di tutte le partite convertite, vi trascinerete
queste squadrature..., perchè qualunque scrittura manuale inciderebbe
sia sul saldo che sull'estratto conto.
Queste
sono solo alcune delle stupide problematiche che potranno comunque creare
qualche grattacapo ai contabili... Altre ce ne sarebbero, ma spesso dipendono
non tanto da problemi di logica, quanto dalle caratteristiche di funzionamento
dei vari applicativi utilizzati.
Di
preoccupazioni ne avremo tutti: chi si occupa di costi, per esempio,
dovrà verificare che il numero di decimali del data-base
sia stato opportunamente ampliato: se infatti nel prodotto "XY"
entrano una serie di componenti il cui costo specifico è molto
basso, il centesimo di euro (pari a circa 20 lire) può essere un'unità
di costo troppo grande (già oggi molti data-base consentono di
imputare il centesimo / millesimo di lira per valorizzare componentistica
di bassissimo valore unitario, è il caso di led ed altre componenti
elettroniche: in tal caso, per mantenere la stessa precisione di costo,
il data-base in Euro dovrà essere 5 decimali).
E
se l'Euro non vi creerà problemi sul lavoro... vi resterà
per un bel po' il disagio di dover pensare con i nuovi prezzi.
Per esempio, sapreste dire a bruciapelo se guadagnate più o meno
1.237 Euro al mese? E le Melinda a 1,77 Euro sono care o a buon mercato?
... Buon Euro a tutti !
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it

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