Ipotesi
senza senso...
Un
esercizio di
catastrofismo senza
molta logica
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Ipotesi
senza senso...
Questa
volta proviamo a fare le Cassandre e a prevedere un futuro nerissimo. E'
un gioco (o quasi) che consiste nel buttare lì un insieme, più o meno vasto,
di dati e interpretarli esclusivamente in un modo negativo.
Dunque, vediamo un po'... Chi si ricorda della stagione invernale 1993-94
(e non parlo di quella della squadra italiana di sci) ha presente lo scenario
finanziario che si era creato, in capo a qualche mese, nel panorama economico
nazionale e mondiale. Era l'anno delle grandi affermazioni di principio
("Non svaluteremo mai!", disse Amato) a cui fecero seguito comportamenti
ben poco coerenti. I tassi interbancari (allora c'era il Ribor...) schizzarono,
tra dicembre 1993 e gennaio 1994, oltre il 40%.
Le banche avevano iniziato già da qualche mese a chiedere ai propri clienti
il rientro dall'esposizione e la grande ondata dei consolidamenti (garantiti
da ipoteca) stava trovando nuova linfa nel Testo Unico dell'attività in
materia bancaria e creditizia che sarebbe entrato in vigore l'1/1/1994.
Tutti i bancari venivano investiti dalla voglia di mutuo fondiario e del
consolidamento ipotecario nei dieci giorni dall'iscrizione.
La borsa, nel frattempo, non andava benissimo. Si parlò di stagflazione
dell'economia italiana, ovvero di stagnazione con inflazione. Un assurdo,
per la teoria macroeconomica o, almeno, un'ipotesi quasi di studio. Però
accadde proprio qualcosa d molto simile.
Uscirne non fu facile.
Anno 2001, mesi di gennaio e febbraio. I tassi di interesse interbancari
sono un decimo di quelli del gennaio 1994. Del resto, l'inflazione è molto
più bassa di allora. Gli ordini per l'industria ci sono (pare), ma ci sono
anche pagamenti che ritardano sempre di più e che mettono in grossa difficoltà
il tessuto delle piccole aziende. Le imprese minori stanno facendo il conto
degli insoluti sul portafoglio anticipato dalle banche. E non è un bel contare,
perché cadaveri ce n'è già abbastanza! I clienti non pagano e rincorrerli
non è mai semplice.
Chiaramente, questo non è un discorso che vale per tutti. E, ancora di più,
dovrebbe essere sostenuto da dati di fatto, non da impressioni più o meno
condivise.
In Germania (effetto elezioni?) le tre principali sigle che radunano gli
imprenditori parlano apertamente di crescita inadeguata, mentre il governo
si ostina a mantenere in piedi stime che si basano su ipotesi poco attendibili.
E in Italia? Anche qui le elezioni sono alle porte. Toh, al governo c'è
ancora Amato... (porta sfiga?). L'inflazione rialza la testa: 3% a febbraio.
La borsa, invece, la abbassa. Lasciamo perdere, per il momento, i recentissimi
recuperi parziali. Sta tornando indietro, percorrendo a ritroso il sentiero
di crescita (senza senso né basi) seguito fino ad appena qualche mese addietro.
A fronte di tassi di interesse reali in discesa (tasso reale=tasso nominale-tasso
d'inflazione), la borsa perde ancora quota, contraddicendo la regola di
buon senso che dice che, quando i tassi scendono, le quotazioni salgono
e viceversa. Segno di un grosso disagio in materia di assegnazione di un
valore di mercato alle aziende quotate. Operatori finanziari, quindi, sul
"chi va là". Non si crede più alla new economy e, ciò che è peggio, nemmeno
alla old economy.
A giugno o luglio, almeno si spera, avremo un altro governo, di centro sinistra
o di centro destra poco importa. Oggi, però, viviamo in un periodo di instabilità
nei punti di riferimento politici. Di conseguenza, i punti di svolta si
allontanano.
Abbiamo descritto due situazioni abbastanza dissimili, come si vede. Il
pericolo (dimostratosi effettivo nel '93-'94, potenziale oggi) è però ancora
lo stesso: la stagflazione.
Se l'economia europea non crescerà, come è stato previsto, del 2,5% circa,
cosa potrà succedere? Per l'Italia la crescita reale sarà superiore o inferiore
alla media della "zona Euro"? In ogni caso, che valore potrà avere una potenziale
crescita del 3% se il sistema creditizio non la sosterrà a livello microeconomico?
Gli USA non tirano e il Giappone neppure... E' vero che l'Europa non esporta
negli USA che l'1% del totale, e che un calo della domanda statunitense
nei confronti dell'Europa non importa più di tanto.
E' anche vero, però, che: 1) Germania e Italia esportano in USA più dell'1%
delle esportazioni totali; 2) i mercati di sbocco di USA, Europa e Giappone
sono gli stessi.
Riuscirà, l'Unione Europea, a fare bene dove altri hanno fallito, sostituendo
un nostro inserimento a quello USA che vien meno? E le domande interne delle
zone economiche appena citata, come si comporteranno? Sosterranno la ripresa?
C'è pure un'altra cosa che fa preoccupare.
Le banche hanno, attualmente, un margine di intermediazione molto risicato
e neppure lontanamente paragonabile a quello di otto anni fa. Allora accettarono
di ridurre i profitti per salvare l'industria, sostituendo credito a breve
scadenza non garantito con credito a medio e a lungo termine garantito.
Oggi i margini di manovra sui profitti non esistono più.
La reazione concreta del mondo del credito ad una contrazione dell'economia
può essere pericolosamente restrittiva, anche a dispetto di un ribasso consistente
nel costo del denaro. Torneremo ai consolidamenti garantiti da ipoteca?
Di più. Buona parte delle banche non ha puntato sulla raccolta diretta,
ma sul comparto del risparmio gestito. Era, comunque, molto difficile da
ottenere, visti i rendimenti delle speculazioni di borsa di un anno o due
fa. Oggi, le banche si trovano nell'impossibilità di riprendersi il flusso
di denaro investito in borsa dai clienti privati. Chi c'è rimasto dentro,
infatti, non intende smobilizzare i propri titoli per non decretare il proprio
fallimento borsistico e, dunque, non ha soldi da dare alle banche perché
li trasformino in depositi diretti. Chi esce, ne esce con le ossa rotte
e consegna all'istituto di credito non il 100%, ma una parte molto limata
di quello che aveva inizialmente investito in azioni.
Poca raccolta, impieghi da fare rientrare, margini di intermediazione risicati.
Questo è il quadro che le banche hanno di fronte. Se le banche risponderanno
con il razionamento del credito, anziché la sua razionalizzazione, la frittata
sarà bella e servita. Tassi o non tassi.
Vogliamo ribadire, a tranquillità di chi legge, che questo articolo è stato
scritto presentando una ipotesi catastrofica. Le situazioni dell'inverno
1993-94 e 2000-2001 sono molto diverse tra loro e i meccanismi macroeconomici
descritti trascurano un fatto importante o addirittura essenziale: è iniziata
l'era dell'Euro.
La crisi di otto anni fa ebbe un elemento scatenante di natura monetaria,
cioè la debolezza della lira e la speculazione che contro di essa venne
fatta, che si innestò su un terreno economico già provato. Questo, forse,
non è più possibile.
Fortunatamente, quelle che abbiamo fatto sono tutte ipotesi senza troppo
senso.
Abbiamo giocato... O no?
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Il
costo di un sito web
(parteseconda)
Come
comparare
offerte dai prezzi...
... incomparabili !
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Il costo di un sito web (parte seconda)
La
prima parte di queste riflessioni, pubblicata nello scorso numero, si
apriva con la seguente constatazione: se chiedete un preventivo per la
realizzazione di un sito web a più aziende del settore, avrete il seguente
risultato: tutte vi offriranno più o meno le stesse cose, ma il costo
in fondo all'offerta potrà variare in maniera apparentemente incomprensibile.
Tutti offrono le stesse cose, poniamo 20 pagine web, ma un'azienda vi
chiede un milione e un'altra 20: cosa c'è che non va? Abbiamo detto, schematizzando,
che la variabilità dei prezzi dipende da almeno tre parametri:
* Caratteristiche tecnologiche del sito;
* Costo / servizio offerto dal fornitore;
* Politiche commerciali (meglio un uovo oggi e una gallina domani).
Nello scorso numero abbiamo analizzato un primo importante aspetto delle
caratteristiche tecnologiche: la "compatibilità" delle pagine web con
i vari programmi di navigazione (browser) e le varie release di questi.
Abbiamo visto come per ottenere una compatibilità significativa occorra
lavorare secondo regole ben precise e dedicare tempi significativi all'attività
di test; al limite voleva dire fare più versioni di un sito da proporre
a utenti diversi. Con evidenti maggior costi.
Oggi parleremo di un secondo aspetto tecnologico fondamentale:
la velocità di un sito web.
La velocità
Da cosa dipende la velocità di un sito web? Da molti parametri, indubbiamente,
ma in primo luogo dalle caratteristiche tecniche del sito stesso.
L'esperienza più frustrante di ogni "navigatore" è quella di attendere
inutilmente che sia caricata la pagina richiesta... Ciò significa che
dopo un certo tempo il nostro utente deciderà di bloccare il caricamento
di quella pagina e passerà ad un altro sito.
Quanto tempo aspetterà? 20 secondi ? 30 ? Un minuto ? Dipende solo dalla
pazienza individuale.
La velocità di accesso ad una pagina web dipende prima di tutto dalla
velocità di connessione alla rete del PC del nostro utente.
In Italia le connessioni veloci non raggiungono l'un per cento: ciò significa
che quasi tutti i navigatori utilizzano modem a 14,4 kb o 28,8 kb una
velocità (teorica) in base alla quale una pagina di 30 k viene letta rispettivamente
in 31 secondi o in 16 secondi.
Occorre considerare che si tratta di una velocità teorica: la velocità
della Rete dipende dal numero di utenti che la stanno utilizzando: il
momento migliore, per noi italiani, è la prima mattina, quando gli americani
sono appena andati a letto e gli europei ancora dormono. Nel pomeriggio
le performance di Internet via via decadono e la Rete è per lo più orrendamente
lenta dalle 18 in poi.
Dovendo fare i conti con la velocità della rete da un lato e la pazienza
degli utenti dall'altro, dovrebbe diventare subito chiaro che il primo
obiettivo che si deve porre chi realizza un sito è di renderlo di suo
il più veloce possibile. Altrimenti il vostro bellissimo sito lo vedranno
solo gli utenti dotati della pazienza di Giobbe!
Ma tornando alla domanda che ci siamo posti prima, da cosa dipende la
velocità di un sito internet? Prescindendo dal tipo di collegamento dell'utente,
su cui non possiamo intervenire, e dallo stato del traffico sulla rete,
ugualmente non modificabile, vi sono almeno tre fattori in vostro potere:
* la qualità dei collegamenti tra l'ISP (Internet Service Provider) che
"ospita" il vostro sito e la Rete;
* l'hardware e il software della macchina su cui è installato il sito;
* il peso delle pagine HTML.
E' evidente che i primi due fattori sono molto importanti; essi vanno
analizzati separatamente al momento della scelta del provider, insieme
ad altri fattori, quali la disponibilità di un server di backup per garantire
l'operatività del sito in caso di blocco del server, costo alternativo
di soluzioni di hosting e di housing, ecc.
Ma a parità di velocità del server e di ampiezza di banda del collegamento
del vostro provider (quindi, a parità di questi costi), la dimensione
delle pagine HTML gioca un ruolo fondamentale.
Il "peso" di una pagina HTML
Una pagina HTML è costituita da:
* una parte di istruzioni (tags);
* una parte di testo;
* un insieme di elementi multimediali (immagini, animazioni, file audio,
video, applet Java, ecc.).
Questi ultimi elementi rappresentano l'aspetto più critico del peso di
ogni pagina HTML. Spesso ci si imbatte in pagine il cui caricamento dura
interi minuti, e molto spesso ciò è vero anche per la pagina iniziale,
l'Home Page di un sito, il biglietto da visita dell'azienda, normalmente
la prima pagina caricata da un utente (... e spesso l'ultima).
Purtroppo l'inesperienza dello sviluppatore di un sito può causare enormi
danni all'azienda cliente.
Quanti siti si aprono con una tremenda foto della sede aziendale, magari
con i titolari piazzati davanti alla porta! Non è solo un problema di
gusto (cattivo), ma anche di logica (nessuna): un ipotetico utente perché
cerca il vostro sito? Per avere delle informazioni. Allora fategli trovare
quelle, non orribili fotografie.
Certo, qualche elemento grafico può rendere più gradevole la navigazione
in un sito, ma questo non deve essere il punto di partenza.
Punto di partenza devono essere i contenuti, la grafica deve solo essere
un supporto. Gli effetti speciali non possono sopperire alla mancanza
di contenuti. E se non date contenuti nessun utente tornerà sul vostro
sito una seconda volta.
Ma siamo concreti. Diciamo quale deve essere il "peso massimo" di una
pagina web. "Dare i numeri", è sempre difficile e si presta a ovvie contestazioni,
in quanto andrebbero valutati caso per caso molti elementi, ma, almeno
per fissare un punto di partenza, diciamo che una pagina web non dovrebbe
mai pesare più di 50 / 70 kb.
Per darvi un'idea del risultato cui può condurre l'inesperienza di un
web developer ho predisposto due pagine web identiche nel risultato, ma
dal peso completamente diverso. Per questa operazione ho tratto spunto
da una pagina da me incontrata navigando tra i siti delle PMI bresciane:
ho prelevato l'immagine che costituiva lo sfondo di una pagina web di
un'azienda di cui, per pietà, non vi do il link.
Si tratta di un'immagine giallo sfumato, che il browser ripete dall'alto
in basso n volte; l'immagine originale "pesa" 121 kb (quindi da sola è
il doppio di quanto abbiamo detto essere la dimensione massima di una
pagina!). Il risultato dell'utilizzo di tale immagine lo potete vedere
clikkando qui: esempio
1. Un modem a 14,4 kb impiegherà (teoricamente, rete permettendo)
1 minuto e 29 secondi a caricare lo sfondo.
Nella seconda pagina tale immagine è stata sostituita da una che consente
di ottenere lo stesso effetto grafico (è stata ottenuta tagliando opportunamente
l'immagine precedente e cambiando il tipo di file grafico). Il peso di
questa seconda immagine è di soli 2,07 kb (un sessantesimo della precedente).
Il risultato dell'utilizzo di tale immagine lo potete vedere clikkando
qui: esempio 2.
Un modem a 14,4 kb impiegherà (teoricamente, rete permettendo) meno di
2 secondi a caricare lo sfondo.
E' un caso lampante dei risultati (disastrosi) cui può portare l'analfabetismo
di uno sviluppatore di siti web.
Il corretto trattamento delle immagini è fondamentale per ottenere un
risultato graficamente gradevole con tempi di accesso sostenibili.
Chi realizza un sito deve conoscere nei dettagli le tecniche per manipolare
le immagini: saprà di dover spezzare le immagini più grandi in tante immagini
più piccole (di peso possibilmente inferiore ai 5 kb) per velocizzarne
lo scaricamento, saprà scegliere il formato di compressione più opportuno
(in generale, GIF e JPEG) e saprà a quale limite portare la compressione
stessa senza perdere troppi colori (GIF) o troppi dettagli (JPEG).
Non vi annoio con i dettagli tecnici. Quello che volevo sottolineare è
che si tratta di un lavoro da professionisti. Quando le immagini da inserire
in un sito sono molte, il tempo da dedicare a questa attività può essere
davvero tanto: ecco perché chi lo fa seriamente può chiedervi molti soldi.
Vi do un altro flash per sottolineare come la buona programmazione dia
sempre i migliori risultati. Se nell'istruzione HTML di inserimento di
un'immagine ne viene indicata la dimensione (in pixel), il browser costruisce
e visualizza immediatamente la pagina in fase di scaricamento senza attendere
di scaricare l'immagine stessa (visualizza, per esempio, il testo intorno
allo spazio in cui apparirà l'immagine). Se viceversa la dimensione
in pixel dell'immagine non viene indicata, il browser deve attendere di
aver scaricato tutta la pagina web, immagine compresa, prima di presentare
a video il risultato. Nel caso di pagine con molte immagini, significa
lasciare il vostro utente a osservare il video vuoto magari per qualche
minuto!
Conclusione: la professionalità paga, anche secondo il parametro esaminato
oggi, quello della velocità. Un parametro fondamentale per invogliare
gli utenti a esplorare il vostro sito.
Nel prossimo numero continueremo questa chiacchierata esaminando altri
aspetti fondamentali che vanno considerati al fine di capire le famose
differenze di prezzo tra offerte apparentemente uguali.
E prometto altre sorprese per i non addetti ai lavori.
Alla prossima settimana!
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it
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Euro
& Informatica
L'appuntamento
con
l'Euro è alle porte.
Il Sistema Informativo
è pronto ?
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Euro
& Informatica
L'Euro è alle porte, ma sembra che questa sia l'ultima preoccupazione
delle aziende italiane.
La stupefacente leggerezza con cui il problema è vissuto dalla stragrande
maggioranza delle aziende lascia allibiti.
Accanto a poche realtà, aziende di grandi dimensioni, filiali italiane
di multinazionali europee, che si sono preoccupate per tempo del problema,
c'è la stragrande maggioranza delle aziende che attende con fiducia che
uno "switch" informatico le faccia passare in modo indolore dalla gestione
in lire a quella in Euro.
Pia illusione! La cosa peggiore è che anche molte società di software
tendono a banalizzare il problema. In realtà chi ha seguito in questi
anni le poche aziende che già tengono la contabilità in Euro si rendono
ben conto di una serie di piccole questioni che, se non sono gestite a
dovere, diventano delle questioni grosse.
Ma il problema maggiore non è né di tipo logico né di tipo tecnico: è,
a mio avviso, quello delle risorse.
Le società di informatica sono strutturate per dare assistenza ai propri
clienti in base alle esigenze medie di questi. Terminata la fase di installazione
ed avviamento di un pacchetto software, queste società devono dedicare
ad ogni cliente un certo numero di giorni di assistenza all'anno per motivi
vari; immaginiamo che siano 5 giorni all'anno. Bene, all'atto del passaggio
all'Euro quell'esigenza di assistenza crescerà in modo significativo (diciamo
10 giorni?) e oltre tutto si concentrerà in un periodo assai limitato
di tempo, diciamo due / tre mesi. Le società di software si troveranno
così a gestire un carico di lavoro molto superiore a quello sostenibile
(con i numeri fatti, sarebbe pari a 8 / 10 volte il carico normale).
Il risultato di tutto ciò è che molte aziende soffriranno enormi disagi
in attesa che il proprio fornitore software possa dedicargli le risorse
necessarie. E le aziende che hanno provveduto per tempo se la rideranno.
Queste brevi considerazioni (chi non ha ancora provveduto le consideri
un monito a prendere contatto velocemente con il proprio fornitore software!)
saranno seguite a breve da un nuovo articolo dedicato a questo argomento
in cui esamineremo in dettaglio quei "problemini" di cui si parlava sopra:
così i contabili, schiavi della "quadratura", saranno avvisati di quali
squadrature dovranno preoccuparsi. E di cosa dovranno sistemare manualmente
se il software a disposizione non vi provvederà in modo automatico.
Dr.
Domenico Golonia - Consulente di Euroimpresa Consulting Srl
domenico.golonia@euroimpresacons.it

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